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Andò sempre fastosa fino ai suoi Natali l'Isola del Zante e per l'antico splendore più che mai luminosa, qual giace nel Mar Ionio picciola di giro, chiamata da un figlio di Dardano Zacinto, c'havea questo medemo nome; mà il tempo ch'ogni cosa corrode, corrupe il vocabolo, restando il nome di Zante; alcuni però dicono che fosse chiamata Zacinto dal fiore giacinto, che forse fù ritrovato in quest'Isola florida, e deliciosa; riportano altri, che Gerusalemme s'appellasse, fondati nella storia di Roberto Guiscardo Duca di Puglia, il quale risolvendo di visitare il Santo Sepolcro, hebb'in rivelazione di dover morir'in Gierusalemme; arrivato in quest'Isola, e gravemente ammalatosi, dimandò il nome d'essa; gli fù risposto chiamarsi Gerusalemme; per il che pensò, che quell'era il termine del suo viaggio, com'in fatti di lì a poco morì. Hà da Levante quest'Isola la Morea, dalla qual'è distante ottanta miglia; da Ponente confina coll'Isola di Cefalonia, chese gli lontana dodeci; da Mezzo giorno tiene la Barbaria con cui confina per cento cinquanta; da Tramontana hà in una parte la Morea verso Castel Tornese per miglia sedeci, e un poco più a basso guarda il Paese del Dichiamo, ove sono Natolicò, i Curzolari e Dragomestre, luoghi, che li sono distanti più di cinquanta miglia. Tutta l'Isola si divide in tre parti, in Montagna, Pedimonte, e Pianura. La Montagna principia da Levante, ch'è dal Porto Chieri, e circonda tutta l'Isola verso Mezzo dì, e Ponente fin'alla parte di Tramontana, havendo nel mezzo una bellissima pianura, detta Neruli, che fù seccata l'anno 1673, coll'industria del N.H. Angelo Barbarico dalle copiose acque, ch'in questa formavano tutt'il tempo dell'anno un ampio lago; hora resta fertil, e deliziosa, lunga dieci miglia, larga 15, e confina frà un Mare, e l'altro; alla falda della Montagna v'è la Villa di Chieri, ch'il suo nome communica al Porto, dall'acque del quale in certo luogo vicin'al Monte n'esce la pece nera, dicendosi, ch'anticamente ve n'era un lago intero; vi sono parimenti le ville di Littacchiò, Pigadachita, Sculicado con altre quattordeci appresso, i nomi de quali per brevità si tacciono. Sopra la montagna vi sono le Ville d'Ambelo, Chilomeno, Agalà, San Leo, Santa Marina, ed'altre al numero di nove, la più lontana di queste s'apella Volimes verso Ponente, e è villa di più di mille fuochi. Son'alla montagna situati tre Monasterij de Caloger-Greci, chiamati San Giovanni in Lanicada, la Madonna Spiliotissa, o Anasonitra, e S. Giorgio di Grebani, ch'è il più grande, e comodo situato dalla parte d'Ostro, e Garbino. Nella pianura, chè dalla parte di Tramontana sono le ville Gaetani, Curculidi, S. Quirico, Farao, e San Dimitri. Separate dalla Montagna grande già detta, sono due altre montagne, che circondano tuttal'Isola, l'una verso Levante, l'altra verso Tramontana; sopra la prima sono due ville Xerocastello, Lambetti, sopra la seconda quattro Geracario, Bellusi, Calenzi, e Tragacchi. Un solo fiume detto la Caura è in tutta l'Isola, l'acque del quale sono salmastre, mescolandosi con quelle della marina; v'è una sorgente bellissima, e di tutta perfezione sotto il castello, poco dal mare distante; ma così in ogni tempo abbondante, che le Navi tutte che navigano per Levante a Costantinopoli, e Alessandria, si nell'andare, come nel ritornare si provedono di quest'acqua per l'occorenze del viaggio. Dalla parte d'Ostro, e Garbino l'Isola e tutta dirupata, da mezzo giorno e tutta ripiena d'alberi fruttiferi d'ogni sorte; nella parte di Greco evvi un Castello eminente sopra del monte, che domina tutta l'Isola, in cui stà il Rettore, ed'il Comandante: alla marina sotto questo monte è il Borgo, che per lungo s'estende al mare due miglia; e s'allarga verso il monte per mezzo migli, ove sono molte case abitate tanto da Cittadini, quanto da Mercanti, Artigiani, e Marinari; è copiosa d'uve passe, de vini gagliardi, d'ogli perfetti, à segno tale, ch'un anno per l'altro si cavano da ciascuna di queste vendite cinquanta mille ducati; abbonda di frutti dolci, di piante riguardevoli, al paragone d'ogn'altra, il porto de Chieri, di cui s'è detta la sua denominazione, è atto a ricever ogni sorte di Navi, Galee ed altri Navigli. Dalla parte di Maestro v'è il Capo di Schinari col scoglio di S. Nicolò, in cui non si può entrare con Vascelli ne grandi ne piccioli; ma solo vi s'entra per Levante, impedendo la mancanza dell'acqua l'uscrirvi per Ponente. A Levante v'e la valle delle Saline, dove le navi, e altre barche caricano li sali, e di più vicino alla Città v'è un scoglio, che chiamasi frà Filippo, ch'al presente si dice trentanove; più innanzi al Levante stà la punta Laugun, qual'è appresso la Città. Santa veronica fù la balia, che nutrì la fede in quest'Isola, mentre colà capitatavi mostrando a que' Popoli il Sudario di Christo, e predicandoli la sua Passione, convertili alla fede. La Republica vi manda un Gentiluomo con titolo di Proveditore, e due altri con titolo di Consiglieri, che durano tutti tre in ufficio ventiquattro mesi. Gl'habitatori ancor loro hanno un particolar consiglio, dal qual'estraono coll'intervento del Regimento huomini, che siano soprastanti alle vittuaglie, alla sanità, e a tutti gl'altri ufficij per governo della Città, dacii, e altro; giudicano ancora in civile fin'a certa summa, essendovi l'appelazione al Proveditore. La maggior parte degl'habitanti sono Greci, che vivono al loro rito, essendo pochi gli Latini, compresi anco i Soldati. Vi sono in circa mill'Hebrei, quali hanno tre Sinagoghe, vivendo di traffichi, con i quali molto s'arricchiscono. Questi Popoli sono più inclinati all'armi, ch'alle lettere; e quelli pochi, ch'applicano alle scienze, fanno spiccare quella facondia connaturale agl'antichi Greci; in guisa tale, ch'attendendo allo studio delle leggi, divengono in brevissimo tempo eloquenti Oratori, e bravissimi Causidici. Frà di loro vivono con liti, risse, e inquietudini, quelli delle ville odiano i Cittadini, la maggior parte de quali vive de traffichi; la Plebe più bassa de negozii maritimi, andando in tempo di pace con le fregate per la Morea, e altri luoghi Turcheschi à guadagnarsi il vitto. E soggetta quest'Isola à terremoti, che li levano quant'hà di buono, e bello: gl'anni decorsi si fecero sentire in una notte sessanta volte, à quali precede un strepito terribile, ch'ordinariamente dura un mezzo quarto d'hora, sentendosi rumore nella profondità di sassi svelti dalla terra, ed'alle volte un puzzore sulfureo infetta le narici, quand'il terremoto è grande, soffia nell'aria un gagliardissimo vento, perilche non vi s'inalzano fabriche di gran rilevo. Resiede in quest'Isola un Vescovo, che dalla santa Sede è intitolato del Zante; mà nelle spedizioni del Senato Veneto viene questo Pastore chiamato Vescovo di Cefalonia: fù questa Chiesa prima sogetta al Pontefice Romano, fino che la Costantinopolitana hebb'il titolo di Patriarcato, qual'assistita dall'Imperatore, soggettò tutte le Chiese della Grecia, e molte d'Italia. Nel tempo che diversi Principi occidentali fecero lega contro gl'aggressori di Terra Santa, e contro l'Impero di Costantinopoli, ritornò all'ubidienza della Chiesa Romana. Da questa fiorirono molti uomini illustri à causa delle rendite, c'havea il Vescovato, le quali (come s'hà dall 'archivio) passavano la somma di sei mille scudi, perilche haveano i Vescovi campo d'opporsi, e coll'ingegno, e colla forza alli sudditi inquieti. Due Vescovi di questa Chiesa furno successivamente al Concilio di Trento, e valorosamente fecero pompa della loro virtù; il primo fù Gio: Francesco Comendoni, che morì nel detto Concilio, e Pietro Delfino Nobile Veneto, che li successe, le Chiese Parochiali di Greci, con quelle della Città, del Castello, ed'altre fondate per devozione, saranno incirca quarantaquattro; nella Cefalonia, per essere popolata di diversi Castelli, molte ne sono. Nella Città se n'attrovano quindeci, havend'ogn'una un semplice Altare, la Tribuna del quale guarda verso l'oriente, ornato con pitture pur greche, non permettendo i Greci ne loro Tempij Immagini scolpite di rilievo; l'Altar'è di pietra chiuso con cancelli, non potendovi entrar'i laici, ne femmine mestruate; alle Donne poi dopo c'hanno partorito, prima della lor purgazione, e d'haltri huomini publici in qualche vizio, se gli proibisce l'ingresso alla Chiesa, il che viene da que Popoli hoggi trascurato. Quando muore l'Arcivescovo tutt'i Parochi Greci, chesono molti, s'adunano, e per uso antichissimo permesogli dalla Santa Sede con secreti suffragi n'eleggono un'altro; questo non hà alcuna entrata certa, ma vive di ciò si ricava da tributi annui, che gli vengono donati da Greci, come di frumento, ed'altro, e dall'ordinazioni ne ricevono grand'emolumento; onde frà una cosa, e l'altra, ne ricava grosse rendite. Per esser' eletto Prelato, è d'huopo il professare la vita Monastica di S. Basilio, chè la cagione, chin quest'Isole vi sono molti Monasterij di tal Religione, il principal'è ne scogli, che volgarmente si chiamano le Strofadi quale tiene molt'entrate nel Zante, e Cefalonia, tenuto da Greci in somma venerazione, stante ch'i Monaci d'esso vivono allontanati dal consortio del secolo. Questi Monaci Basiliani s'astengono dalla carne tutt'il tempo dell'anno, dispensati solo in caso d'infermità; e tre giorni della settimana, cioè il Lunedì, Mercordì, e Venerdì non si cibano ne meno de laticinij, pesce e oglio. Quattro Quaresime fanno all'anno; la prima è quella di Pasqua, ch'e la piu grande, chiamata i megali tessaracosti, che dura sette settimane, nelle quali non gl'è permesso mangiare ne pesce, ne oglio, fuori, che doi giorni della settimana, cioè Sabbato, e Domenica, eccetto il Sabbato Santo, cibandosi solo di qualche pesce senza sangue, com'ostriche, seppe, pesce molo, caviale, bottarghe, e hanno però licenza di mangiar pesce doi altri giorni, cioè il 25 Marzo, giorno dell'Annunziatione chiamato Evangelismos, purche questo giorno venga avanti la settimana Santa; l'altro e la Domenica delle Palme detto, tou vaghiou. La seconda Quaresima e d'Agioi Apostoli in honore degli sant'Apostoli, quale dura dal Lunedì dopo l'Ottava dalle Pentecoste sin'alla vigilia di S.S. Pietro, e Paolo; di modo che qualch'anno e lunga tre settimane, e qualche volta più. La terza si chiama tis agias Parthenon dedicata all'honore della Madre di Dio, quale dura dal primo Agosto sin'alli 15, nella quale ne pure mangiano pesce, se non li 6 Agosto, ch'è il giorno della transfiguratione di Giesù Christo da loro solennizato, e detto Metamorphosis tou sotiros. La Quarta viene detta ton Christogenon che comincia 40 giorni avanti Natale, cioè li 15 Novembre, e continua fin'alli 25 Decembre, nel quale possono mangiar pesce all'eccetione delli Mercordì, e Venerdì. Li Caloieri però hanno oltre queste quattro Quaresime, altri tre digiuni, il primo avanti S. Dimitrio, che dura 20 giorni; il secondo, che comincia il primo Settembre, e dura 14 giorni avanti l'Esaltatione della Croce; il terzo otto giorni avanti la festa di San Michiele; oltre di ciò tutti li Greci osservano li Mercordì, e Venerdì di tutto l'anno, e qualch'altro, chè più rigoroso anco il Lunedì; ancora il giorno della Decolatione di S. Giovanni Battista, e il giorno dell'Esaltatione della S. Croce in questi giorni si fà rigoroso digiuno; nulladimeno però tutta la settimana dopo Pasqua, e quella dopo le Pentecoste, e dodeci giorni interi dopo Natale, e una Settimana avanti la Quaresima grande mangiano carne. Altre tre vigilie solennizano trà l'anno, quella dell'Epifania, chesi chiama Paramoni nella quale si battezano il Mare con gran cerimonia: la seconda, è la Vigilia di S. Gio: Battista, e la terza della Croce nelle quali gl'è proibito mangiare anco pesce. Di modo che gl'altri Greci pure, che non sono Monachi gl'è vietato mangiar carne, fuorche 130 giorni incirca dell'anno. I Monasterij di Monachesono tutte di rito greco; e se qualche d'una vi fosse latina, che volesse monacarsi, bisogna professi il rito greco; è concesso à tali Monache nell'occorrenze visitar Parenti infermi, e vagare per la Città (cosa contraria alla religiosità) vivendo senza clausura. In quest'Isole non v'e hospitale di sort'alcuna; nel Zante vi sono due picciole, e povere case, una per gli huomini, l'altra per le donne, governate da Cittadini del luogo, dove si ponevano i fanciulli illegitimi; mà adesso non v'è alcun vestigio. V'habitano ancora molti Eretici, la maggior parte Inglesi. V'albergano parimenti in quest'Isola diversi Atheisti, vi sono quattro Conventi de Regolari, uno de Predicatori; due de Minori Conventuali, un'al Zante, e un'alla Cefalonia, e uno de Minori Osservanti nel Zante, non compresa la Parochia d'Argostoli, che per esser Iuspatronato del Serenissimo Principe è consegnata à detti Minori Osservanti. Stanno volentieri questi popoli sotto l'Impero della Republica; si perche con grossa armata lo difende dall'incursione de Turchi, come perche gl'è permesso praticar i riti greci, da quali vantano la loro origine; l'Isola è copiosa de frutti, e nell'abbondanza non invidia alcuna delle circonvicine. Nel 1350 dice il Caroldi, che fosse il Zante comprata con altre Isole da Roberto Principe di Taranto. Nel 1571 fù saccheggiata da Vluzzalì Passà, qual disolò la campagna, maltrattò l'Isola. |