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Sittia

Sitia si trova sulla costa settentrionale di Creta, quasi alla sua estremità orientale, Capo Sidera; Sitia era l'ultimo scalo in Europa per le navi che nel passato erano dirette verso Cipro, la Siria, il Libano o la Terra Santa.

A painting showing Sittia under the Venetian rule and a 2005 image of the town
A sinistra un dipinto moderno che sulla base di antiche stampe ricostruisce la condizione di Sittia durante la dominazione Veneziana e a destra una foto della cittadina presa nel 2005

Sittia era protetta da una piccola fortezza in cima alla collina, dalla quale mura difensive scendevano verso il mare dove un altro tratto di mura completava la difesa della popolazione, che viveva tutta all'interno di queste fortificazioni.
Caduta nelle mani degli Ottomani, Sittia perse rapidamente d'importanza e al suo porto, o meglio alla rada formata da un angolo della costa approdarono solo bastimenti che vi caricavano uva sultanina, unica risorsa commerciabile di una agricoltura altrimenti di pura sussistenza. Fino alla fine degli anni 1930 Sittia rimase quasi del tutto isolata dal resto di Creta e vi si arrivava da Aghios Nicolaos a dorso di mulo con un viaggio che richiedeva non meno di 12 ore.
Oggi Sittia come molte altre località dell'isola ha subito una vera e propria esplosione della propria economia e popolazione a causa di un notevole afflusso di turisti attratti dal potente sole di Creta e da una intelligente valorizzazione dei suoi siti archeologici.
Purtroppo questa fase di sviluppo ha comportato per Sittia la perdita praticamente totale del tessuto urbano storico, nonchè delle mura laterali che lo limitavano. Di fatto il centro della cittadina è oggi il moderno lungomare con i suoi caffè e alberghi al di fuori dell'abitato antico.

The outer walls of the Kazarma (barracks)
Le mura esterne della fortezza, oggi nota come Kazarma

La fortezza è chiamata Kazarma forse dall'analogo vocabolo italiano. Fu sicuramente utilizzata anche dagli Ottomani poichè la torretta con il tetto sferico è tipica dell'architettura militare turca.

The keep
The keep

All'interno della fortezza un mastio, che con ogni probabilità ospitava i reggenti civili e militari della cittadina, offriva ai difensori un'ultima possibilità di difesa, anche se va detto che nella maggior parte dei casi le fortezze, sia esse in mano veneziana o turca, raramente venivano conquistate militarmente: di solito le due parti giungevano ad un accordo di resa, nel quale le residue fortificazioni in mano ai difensori potevano salvar loro la vita e talora consentire di non consegnare le armi leggere e di raggiungere un'altra località in mano alle proprie forze.
La Kazarma di Sittia, a differenza di altre antiche fortezze, è ben tenuta e una famiglia ne assicura la custodia.

What's left of the maritime walls
Ciò che rimane delle mura marittime di Sittia

Nostra Signora del Capo


Nostra Signora del Capo: the monastery and a detached chapel
Nostra Signora del Capo: il monastero e una cappella isolata

Dopo la caduta di Cipro nel 1571, l'ultimo campanile che i marinai europei vedevano nei loro viaggi verso il Mediterraneo Orientale, era quello del monastero di Nostra Signora del Capo, così detto per la sua vicinanza a Capo Sidera. Il monastero ha l'aspetto di una fortezza; esso sorge isolato a poca distanza dalla costa ed era sotto la minaccia di incursioni dei pirati di Barberia, come venivano chiamati i corsari che, forti della protezione del Sultano, dalle coste della Tunisia e dell'Algeria terrorizzavano gli abitanti cristiani di tutto il Mediterraneo.
Le cose in sostanza non cambiarono quando gli Ottomani occuparono Creta; essi sostituirono i monaci cattolici con monaci ortodossi, per guadagnarsi le simpatie dei Cretesi, ma così facendo dettero ai Cavalieri di Malta la scusa per includere il monastero tra gli obiettivi delle loro incursioni (speculari a quelle dei pirati di Barberia) nei territori ottomani.
Per questo motivo le autorità ottomane autorizzarono i monaci ad utilizzare un cannone per difendersi e da ciò deriva l'attuale nome del monastero, Moni Toplou, dove la radice turca Top sta per cannone (così Topkapi ad Istanbul significa porta del cannone).

Cloister and church
Cloister and church

Il monastero con il suo bel campanile rinascimentale, mantiene quasi tutte le sue caratteristiche di prodotto dell'architettura veneziana del XVIImo secolo. Come molti altri monumenti veneziani fu costruito (nel caso in esame ricostruito) negli ultimi anni della dominazione veneziana, i migliori sotto tutti i punti di vista ed in particolare nei rapporti tra l'élite di origine veneziana e il resto della popolazione dell'isola.
Anche dopo la conquista ottomana i benefici effetti di quel periodo non furono del tutto persi. La chiesa del monastero a due bei dipinti di Ioannis Kornaros, un pittore cretese del XVIIImo secolo con un cognome molto veneziano, che mostrano una singolare fusione dell'armonico disegno italiano con la spiritualità bizantina.

Paleocastro

The site of Paleocastro and a XVIIth century painting showing the fortress
La baia a sud del promontorio di Paleocastro e un dipinto del XVIImo secolo che mostra la struttura della fortezza veneziana sulla piatta sommità del promontorio

La brevissima costa orientale di Creta era ed è tuttora quasi del tutto spopolata, con caratteristiche che anticipano le aree desertiche della relativamente vicina Africa, con l'unico palmeto spontaneo della Grecia. I Veneziani vi costruirono un'unica fortezza per proteggere le comunicazioni marittime tra le lunghissime coste nord e sud dell'isola: comunicazioni peraltro assai scarse. La fortezza sorgeva su un alto promontorio dal quale i suoi cannoni potevano proteggere le navi ormeggiate neele baie ai suoi piedi.
Oggi le poche pietre che ancora conservano l'allineamento delle mura di cui facevano parte, sono il regno delle capre, anche se la popolazione del luogo ancora oggi chiama la cima del promontorio kastri il termine che solitamente designa le fortezze veneziane, mentre frourio è più spesso usato per quelle bizantine.
Gli Ottomani non ebbero alcun interesse a mantenere una fortezza così isolata e su una rotta poco utilizzata. Così terremoti e i forti venti che sempre soffiano su Creta hanno nel tempo sgretolato quella che nel '600 era una fortezza piuttosto complessa e articolata su tre livelli. L'antico nome si è trasferito su un pacifico borgo agricolo a una certa distanza dal mare.

Introductory page on the Venetian fortresses in Crete
Grambusa (Granvousa) and Castello (Kasteli/Kissamos)
La Canea (Xania) and Souda
Candia (Iraklion)
Rettimo (Rethimno)
Spinalonga
Castelfranco (Frangokastelo) and other castles on the southern coast

Introductory page on the Venetian fortresses

You may refresh your knowledge of the history of Venice in the Levant by reading an abstract from the History of Venice by Thomas Salmon, published in 1754. The Italian text is accompanied by an English summary.


See my Home Page on Baroque Rome or my Home Page on Rome in the footsteps of an XVIIIth century traveller.




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