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Seddulbahir

Durante la quinta guerra tra Veneziani e Ottomani (Guerra di Candia 1645-69), i primi bloccarono i Dardanelli, che erano protetti da due fortezze (Kale Sultanieh e Kilitbahir) fatte costruire dal sultano Maometto II.
Nel 1648 l'impatto del blocco dei rifornimenti sui cittadini di Costantinopoli fu tale che il sultano Ibrahim fu deposto e sostituito da suo figlio Maometto IV di soli sei anni.
Il cambio di sultano non portò fortuna agli Ottomani perchè i Veneziani continuarono fino al 1657 a bloccare ogni anno (allora si combatteva solo nella bella stagione) i Dardanelli.

View of the fortress and of the beach where the Allied landed
Veduta della fortezza e della spiaggia dove nel 1915 il corpo di spedizione alleato sbarcò

Nel 1656 un tentativo ottomano di sloggiare i Veneziani finì in maniera disastrosa. Questa volta fu sostituito il Gran Vizir. Il nuovo ministro, Mehmet Koprulu, era determinato a risolvere una volta per tutte il problema. Egli riorganizzò la flotta ottomana e nel 1657 fu di nuovo battaglia: anche questa con esito disastroso per le navi con la mezzaluna. A questo punto i Veneziani ritennero che fosse arrivato il momento per forzare i Dardanelli e attaccare Costantinopoli, ma nella battaglia un cannoniere ottomano centrò l'albero maestro della nave ammiraglia veneziana che cadde sulla santabarbara determinando l'esplosione della nave. I Veneziani furono costretti a ritirarsi.

Eastern side of the fortress
Lato orientale della fortezza

Il Gran Vizir capì che per evitare che i Veneziani rinnovassero il blocco dei Dardanelli era necessario fortificare anche le sponde ad occidente del punto di ingresso. Quello stesso anno intraprese la costruzione di Seddulbahir (muro del mare) sulla sponda europea e di Kumkale (castello sulla sabbia) su quella asiatica.

Northern gate and one of the remaining towers
Porta settentrionale e una delle rimanenti torri

Queste due fortezze furono violentemente attaccate nel 1915 dalle flotte anglo-francesi: la parte a mare di Seddulbahir fu quasi del tutto rasa al suolo dai bombardamenti degli Inglesi, ma la guarnigione non si arrese e contrastò lo sbarco delle truppe.
I Francesi attaccarono e distrussero Kumkale, ma questo obiettivo era solo una diversione in quanto i comandi alleati avevano deciso di puntare sulla occupazione della sponda settentrionale dei Dardanelli, la penisola di Gallipoli.

Side towards the sea
Lato della fortezza verso il mare

Le poche rovine di Kumkale sono oggi all'interno di una base navale turca. Il villaggio vicino alla fortezza è stato ricostruito ad una certa distanza dalla sua collocazione originale e viene chiamato Yeni (nuovo) Kumkale.

Cape Abidos seen from Sedilbahir
Capo Abydos visto da Seddulbahir e monumento ai caduti turchi

Capo Abydos, situato alla fine della penisola di Gallipoli, ha molti sacrari dedicati ai caduti turchi e delle nazioni che sostennero la spedizione alleata.

Gallipoli peninsula: Anzac main landing site
Penisola di Gallipoli: luoghi dello sbarco del corpo di spedizione ANZAC (Australia-Nuova Zelanda)

Nell'aprile 1915 truppe australiane e neozelandesi sbarcarono sulla costa occidentale della penisola. Lo sbarco non era stato inizialmente previsto ma fu deciso quando ci si rese conto che, nonostante la neutralizzazione delle fortezze, l'avanzata delle navi nei Dardanelli era impedita dalle mine messe dai Turchi. Lo sbarco (notturno) avvenne due miglia a nord del punto previsto ed in una località sfavorevole per gli attaccanti che dovevano risalire lo scosceso pendio di una collina. E' un paradosso che una operazione bellica pensata come una alternativa alla sanguinosissima guerra di trincea che caratterizzò la prima guerra mondiale si trasformò in un altro macello che sterminò per mesi i combattenti di entrambi gli schieramenti.

Cape Abidos: relief celebrating the Turkish resistance
Capo Abydos: monumento che celebra la resistenza turca

Ogni anno nella ricorrenza dello sbarco (25 aprile) molti Australiani e Neozelandesi visitano i cimiteri di guerra dove riposano i loro John, Mark e Steven. A poca distanza in altri cimiteri i Turchi portano il loro omaggio ai loro Mehmet, Adnan and Orhan. Nonostante i giganteschi monumenti che celebrano l'eroismo dei caduti, non si può evitare di pensare che se questi potessero parlare direbbero col poeta Wilfred Owen :
..Amico mio, non dire con così tanta passione
a giovani desiderosi di gloria,
la vecchia bugia; Dulce et Decorum est
Pro patria mori.


Nota: Dulce et decorum est pro patria mori Orazio - Odi - III, 2, 13. E' bello e giusto morire per la patria.

Fortresses of the Sultans - Introduction
Fortresses built before 1453:
1 - Anadolu Hisar
2 - Rumeli Hisar
Fortresses built after 1453 and before 1657:
3 - Kale Sultanieh
4 - Kilitbahir
Fortresses built after 1657:
5 - Seddulbahir
6 - Imbro
7 - Tenedo