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La Città dei Cavalieri - altre culture

Rodi, in aggiunta ai monumenti costruiti dai Cavalieri di S. Giovanni, conserva interessanti edifici relativi alle comunità ottomane, greche ed ebraiche che vi risiedettero per secoli.

Agia Paraskevi
(a sinistra) Agia Paraskevi/Moschea Takiegi; (a destra) l'arrivo a Rodi del Principe Cem nel 1482 (miniatura del Cinquecento)

Nel 1480 il Sultano Maometto II, che aveva conquistato Costantinopoli nel 1453, non riuscì a fare lo stesso a Rodi: due anni dopo suo figlio, il Principe Cem vi fece il suo ingresso: ma non da conquistatore, bensì da ospite. Nel 1481 Maometto II era morto mentre si preparava ad assediare Rodi per una seconda volta: suo figlio Bayezid II fu dichiarato nuovo sultano, ma Cem, un fratello minore, che era il governatore di due provincie in Anatolia si autoproclamò Sultano di quella parte dell'Impero: tuttavia le sue truppe furono sconfitte e dovette rifugiarsi in Egitto. Nel 1482 ritornò nella speranza di sollevare l'Anatolia contro Bayezid II. Tentativo che fallì presto: così Cem cercò scampo presso i Cavalieri del Castello di S. Pietro (oggi Bodrum), una fortezza sulla costa del continente, davanti a Kos.
Il Gran Maestro d'Aubusson lo invitò a Rodi dove fu ricevuto con grandi onori: una miniatura del Cinquecento mostra il suo arrivo ad Emporio: la Porta di S. Caterina e le fortificazioni del porto sono chiaramente identificabili.
Il conflitto dinastico tra i due fratelli parve a molti una occasione d'oro per indebolire l'Impero Ottomano, ma non fu colta. Il Sultano Bayezid II corruppe il d'Aubusson convincendolo a non aiutare Cem in un nuovo tentativo di sollevare una ribellione: il principe fu inviato nel castello che il d'Aubusson aveva in Alvernia e lì trattenuto in una sorta di prigionia dorata. Fu solo nel 1489 che Papa Innocenzo VIII costrinse il d'Aubusson a liberare il principe che raggiunse Roma. In compenso il d'Aubusson ebbe la porpora cardinalizia: questo spiega perchè i suoi stemmi dopo il 1489 presentano le insegne dei cardinali.
Il papa sperava di formare una alleanza alla quale avrebbero preso parte i re di Napoli e d'Ungheria contro Bayezid II; questi tuttavia riuscì ad allontanare la minaccia forse anche facendo dono al papa di una parte della lancia di S. Longino, una reliquia conservata oggi in S. Pietro. L'alleanza non si materializzò e il povero principe Cem morì sconsolato nel 1493 a Napoli.

Ottoman quarter
(a sinistra) Il quartiere ottomano; (a destra) ingresso della moschea Ibrahim Pascia

Nel 1516-17 il Sultano Selim I estese il suo impero in Oriente con la conquista di Siria ed Egitto: ciò rese estremamente importante per gli Ottomani il controllo della rotta tra Costantinopoli e Alessandria: i Cavalieri di Rodi costituivano una minaccia dato che non esitavano ad agire come corsari ed attaccavano i convogli ottomani. Nel giugno del 1522 il Sultano Solimano I dichiarò guerra e poco dopo una grande armata sbarcò sull'isola: gli invasori conquistarono una altura ad occidente della città murata dove un tempo era l'antica acropoli; lì fu posta l'artiglieria. I Cavalieri che difendevano Rodi erano 650 e disponevano di circa 7000 uomini in arme. Gli Ottomani erano centomila.
Le mura resistettero alle cannonate e l'intera estate passò senza che gli attaccanti facessero significativi progressi. Alla fine di settembre i difensori pensarono che il peggio fosse passato perchè di solito l'esercito ottomano veniva disciolto all'approssimarsi della stagione invernale; in aggiunta Papa Adriano VI aveva fatto un appello a favore dei Cavalieri.
Solimano comprese che se si fosse ritirato avrebbe indebolito la propria autorità e decise di proseguire nell'assedio; l'appello del papa cadde nel vuoto in una Europa sempre più divisa per effetto della Riforma.
Ai primi di dicembre gli Ottomani aprirono una breccia presso Porta S. Attanasio ed erano pronti a lanciare l'assalto finale: Solimano però aveva ben presente l'esito dell'assedio del 1480 e temporeggiò; dall'altra parte il Gran Maestro Philibert Villiers De l'Isle Adam era rimasto con soli 180 cavalieri. Le parti negoziarono la resa e il 20 dicembre l'accordo fu raggiunto. Il giorno di Natale Solimano fece il suo ingresso in città e il giorno di Capodanno del 1523 i Cavalieri e tutti gli abitanti cattolici lasciarono Rodi con i loro stendardi al vento e le sacre reliquie; gli accordi prevedevano anche la resa delle altre fortezze dei Cavalieri, incluse quelle di Kos e di Castel S. Pietro.

Old Market Street
(a sinistra) Strada del Mercato Vecchio, la via principale di Burgo; (al centro) case ottomane; (a destra) moschea Agà

Gli Ottomani si sistemarono nella città murata mentre la popolazione greca si trasferì a Neo Chorio (nuova città) dove oggi sorge Rodi moderna. Le chiese furono trasformate in moschee: la strada principale di Burgo divenne il centro della città; balconi ottomani furono aggiunti agli edifici esistenti.

Ottoman buildings
(a sinistra) Libreria ottomana; (al centro) fontana nel cortile di una casa ottomana; (a destra) finestra ottomana

Mentre in molte isole dell'Egeo (ad esempio Scio e Mitilene) i Musulmani furono costretti a lasciare le loro case nell'ambito degli accordi del 1923 tra Grecia e Turchia per lo scambio di popolazioni, a Rodi esiste ancora una comunità musulmana con le sue istituzioni religiose e culturali.

Ottoman Byzantine buildings
(a sinistra) Agios Georgios/Hurmalè madrasa; (al centro) Agios Fanorious/Moschea Pial-ed-din; (a destra) Agia Triada/Moschea Dolapli

Le chiese bizantine che erano state trasformate in moschee o madrasse (scuole islamiche) sono state restituite al loro aspetto originale, anche se in alcuni casi un portale o un minareto troncato rivelano la destinazione dell'edificio durante la dominazione ottomana.

Jewish quarter
Quartiere ebraico: (a sinistra) fontana con una dedica al Generale Ameglio, il primo comandante militare italiano di Rodi; (al centro) monumento ai 1804 Ebrei di Rodi e Kos che sono periti nei campi di concentramento; (a destra) l'unica sinagoga rimasta

Nel 1929 la guida del TCI così descriveva il quartiere ebraico di Rodi: Proseguendo (oltre l'Ammiragliato) si entra nel quartiere ebraico, la cui vita fa uno strano contrasto con quella del quartiere musulmano: questo silenzioso con la esistenza familiare gelosamente sottratta agli occhi del pubblico; il quartiere israelita chiassoso, allegro, con porte e finestre aperte attraverso le quali si sorprende la vita degli abitanti nei cortili e nelle camere. .
Tutto ciò non esiste più: il 23 luglio 1944 i Nazisti deportarono tutti gli Ebrei.